L'architettura esiste a priori, siamo demiurghi.
Perchè vi accanite a cercare nuove forme? Esistono già tutte.
Parliamo di veste, la veste del tempo.
LAvoro per gli storici, il discorso sulla traccia della storia.
Ma la forma, c'era all'inizio ci sarà sempre e non cambia.
"La visita alla necopoli, ricordo, si svolse poi nel segno della straordinaria dolcezza di questa frase. Era stata Giannina a disporci a capire. Era lei, la più piccola, che in certo modo, ci teneva per mano"
(Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi Contini)
Il mio piccolo universo personale, le persone, gli sguardi, i ricordi.
Apparenze di luoghi toccati e ora eterni in me.
Quegli occhi profondissimi in cui perdo, non ho più sostanza, possiedo tutto in un solo istante.
Tutto quanto in una semplice vita.
Bisogna sempre pensare che avremmo potuto fare meglio. Il risultato, se ci piace, sarà tuttalpiù accettabile.
Nel creare, essere severi con se stessi. L'unica formula.
Magnus es, domine, et laudabilis ualde: magna uirtus tua, et sapientiae tuae non est numerus. et laudare te uult homo, aliqua portio creaturae tuae, et homo circumferens mortalitem suam, circumferens testimonium peccati sui et testimonium, quia superbis resistis: et tamen laudare te uult homo, aliqua portio creaturae tuae. tu excitas, ut laudare te delectet, quia fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum, donec requiescat in te. da mihi, domine, scire et intellegere, utrum sit prius inuocare te an laudare te, et scire te prius sit an inuocare te. sed quis te inuocat nesciens te? aliud enim pro alio potest inuocare nesciens. an potius inuocaris, ut sciaris? quomodo autem inuocabunt, in quem non crediderunt? aut quomodo credent sine praedicante? et laudabunt dominum qui requirunt eum. quaerentes enim inueniunt eum et inuenientes laudabunt eum. quaeram te, domine, inuocans te, et inuocem te credens in te: praedicatus enim es nobis. inuocat te, domine, fides mea, quam dedisti mihi, quam inspirasti mihi per humanitatem filii tui, per ministerium praedicatoris tui.
Essere adulti, non sentire il peso degli affanni dell’età. Essere distaccati da tutto e guardare il mondo affannarsi con spirito sereno e imperturbabile contegno. E per questo guardare alle cose con riverenza, mettersi in attesa che la loro voce silente all’improvviso, riveli qualcosa di nuovo, un’ illuminazione nuova, una correspondence . Così, quella caffettiera turchese di latta che non ho mai visto, ora sembra assumere il riflesso dorato di quel lago francese che neppure ho mai visto, ma è molto vivo nella mia memoria, e lo conosco da sempre e mi parla di tutti gli altri laghi che ho visto già e vedrò. E potrei dare dei nomi a costoro, e dire egli parlando di lui. Il distacco dell’età inevitabilmente porta a ricercare quegli stati d’animo che ora non turbano più le mie giornate, perché di loro se ne ha ancora bisogno, per sentirsi dentro a un ordine che tutti affligge e tutti fa gioire.